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Guesto Evangelo

Questo «Evangelo» è -lo dice la parola stessa - un annunzio, un messaggio: l'annunzio è la forma, Gesù è il contenuto. Come avvenne ai tempi dei profeti e prima di loro con Abramo, e molto prima di lui ai primordi della storia dell'universo e all'inizio della vita,

 quando «Dio disse e la cosa fu» -«nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio» (Gv.1:1) – così anche con Giovanni Battista e con Gesù di Nazareth, e dopo di loro con Paolo, Pietro, Giovanni e tutti gli altri apostoli e testimoni, l'Evangelo, la forza che crea e ricrea, suscita e risuscita, cambia cuori e menti, persone e istituzioni, ammonisce e consola, giudica e salva, condanna e perdona, divide e unisce, rende liberi e fa prigionieri, invita e comanda, persuade ed orienta, questa forza divina non occulta eppure misteriosa, esplicita, solare ma incomparabile, familiare ma non addomesticabile, altro non è che la forza di una parola, simile a tutte quelle che udiamo e pronunciamo, una parola fra tante e come tante ma diversa da tutte.

Il «tesoro del Messaggio» non sono le sue ricchezze effettivamente immense: la sua esperienza due volte millenaria, il suo (pressoché incalcolabile) patrimonio storico, teologico, liturgico, artistico, archivistico, museale, oltre ai beni materiali difficili da monetizzare ma sicuramente enormi. No, il «tesoro del Messaggio» non sono le sue ricchezze. Il «tesoro del Messaggio» è una parola, null'altro, nulla di più, nulla di diverso da una parola, quella parola, la buona parola evangelica pronunciata e ricevuta: «La tua fede t'ha salvato» (Mr. 10:52), «i tuoi peccati ti sono rimessi» (Lu. 5:23). Questo è il tesoro della chiesa, anzi -ben oltre la chiesa- dell'umanità, non però in senso anonimo e generico ma in senso specifico e personale: il tesoro di ogni creatura umana, anche se molte non lo sanno. Una parola è il tuo tesoro, non i tuoi beni (materiali ma anche affettivi, culturali, morali, spirituali). Il tuo tesoro è questa parola: «Tu sei amato». Pieno di contraddizioni, è vero, di dubbi e di difetti, è anche vero, di compromessi, cedimenti, errori, torti, colpe, è anche vero -ma la parola risuona ugualmente attraverso il chiaroscuro di ogni esistenza: «Sei amato» e persino «chiamato per nome» (Is. 43:1), convocato, associato al popolo di Dio. Tutto con una parola, quella parola, nella quale è come se si fosse raccolta tutta la volontà e capacità di Dio di salvare.

Poi, dopo quella parola, nella sua traccia e al suo seguito, verrà tutto Il resto. Verranno la conversione e la cena del Signore che confermano, ratificano e suggellano la Parola. Verrà la vita cristiana che cerca di viverla. Ma il tesoro che rende ricco e felice chi lo possiede, la perla preziosa che induce chi la trova a vendere tutte le altre, resta l'Evangelo, una parola e nulla più, una parola buona ma non compiacente, semplice ma non banale, discreta ma non reticente, sommessa ma non balbettata, univoca ma non monotona, chiara senza essere gridata, esigente ma non oppressiva, incalzante ma non invadente, urgente ma non prepotente. Questa parola è il tesoro del Messaggio, non però nel senso di un capitale affidato alla sua gestione ma nel senso della sfida che Dio ogni giorno le rivolge: «Questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male [...] scegli dunque la vita, onde tu viva, tu e la tua progenie» (De. 30:14,15,19). La parola di Dio è il tesoro del Messaggio nel senso molto concreto che è la sua stessa vita. Come dirà più tardi Lutero:

L’Evangelo, più che la Cena e il Battesimo, è l'unico, certissimo e nobilissimo contrassegno del Messaggio, poiché soltanto per mezzo dell'Evangelo essa è concepita, formata, nutrita, generata, educata, pascolata, vestita, ornata, fortificata, armata, conservata, in breve tutta la vita e la sostanza del Messaggio sta nella parola di Dio.

In altre parole: senza quel tesoro, che è l'Evangelo, il Messaggio, con tutti i beni di ogni genere che possiede, non vale nulla - nulla di più di un portafoglio senza soldi, di un fodero senza spada, di una conchiglia senza perla. Il tesoro del Messaggio non serve a coloro che, illudendosi, lucrano indulgenze; serve alla chiesa stessa, è la sua vita, la sua forza, la sua verità, la sua ragion d'essere.