chi è in linea

Abbiamo 1225 ospiti e nessun utente online

Le persecuzioni

Nerone: Nel 64 A.D. avvenne il grande incendio di Roma, per il quale il popolo sospettò Nerone. Questi per allontanare da sé i sospetti, accusò i cristiani e ne ordinò la punizione. Migliaia di essi vennero posti a morte nelle forme più crudeli e tra di essi fu Paolo e probabilmente anche Pietro. Tacito afferma: «Perciò Nerone, per liberarsi dalle dicerie, riconobbe per criminali e punì con raffinate torture

quelle persone resesi odiose per pratiche vergognose e che la gente chiama comunemente cristiani. Cristo, donde proviene il nome, venne punito dal procuratore Ponzio Pilato, sotto il regno di Tiberio, e questa Ietale superstizione, repressa per un certo tempo, proruppe, non solo in Giudea, luogo di origine di quel male, ma attraverso la citta (Roma), alla quale convergono da ogni dove, e in cui vanno in voga, cose orribili e vergognose.

Domiziano (96 A.D.) operò contro i cristiani una persecuzione, breve ma di estrema violenza. Migliaia di essi vennero uccisi a Roma e in Italia, tra di essi Flavio Clemente, cugino dell'imperatore, mentre sua moglie, Flavia Domilitta, veniva inviata in esilio. Lo stesso apostolo Giovanni venne inviato in esilio a Patmo.

Traiano (98-117 A.D.) fu uno dei migliori imperatori, ma ritenne di dover mantenere le leggi dell'impero, ed il cristianesimo veniva considerato religione illegale perché i cristiani ricusavano di prender parte al culto dell'imperatore, mentre la Chiesa veniva considerata come una società segreta posta al bando. Non si andava alla ricerca dei cristiani, ma quando venivano accusati ne seguiva la punizione. Tra coloro che perirono in questo regno, furono Simone, fratello di Gesù, vescovo di Gerusalemme, crocifisso nel 107 A.D. ed Ignazio, secondo vescovo di Antiochia, che venne condotto a Roma e dato in pasto alle belve nel 110 A.D. In Asia Minore, i cristiani erano diventati tanto numerosi che i templi pagani erano stati abbandonati, e Plinio, che era stato inviato ivi dall'imperatore, gli scriveva: «Essi affermano che il loro crimine o errore, qualunque esso sia,  si riduce a questo: incontrarsi in un dato giorno, prima che albeggi e cantare tra di essi a turno, un inno a Cristo, come a un Dio, e impegnarsi con un giuramento a non commettere alcuna malvagità, ne furto, ne ruberia, ne adulterio, di non venir mai meno alla parola data e di non negare un deposito affidato quando questo viene loro ridomandato; e dopo aver eseguito queste cose, il loro uso e di separarsi nuovamente e dividere insieme il cibo ordinario.

Adriano (117-138 A.D.) perseguitò i cristiani, ma con moderazione. Telefono, pastore della chiesa di Roma, soffri il martirio insieme a molti altri. In questo regno comunque, il cristianesimo fece netti progressi numerici come anche nel campo del benessere, cultura e influenza sociale.

Antonino Pio (138-161 A.D.) favori alquanto i cristiani, ma ritenne suo dovere far osservare le leggi, e vi furono quindi molti martini, tra cui Policarpo.

Marco Aurelio (161-180 A.D.) considerava, come Adriano, il mantenimento della religione di stato come una necessità politica, ma contrariamente a questi, incoraggiò la persecuzione dei cristiani che fu crudele e barbara, una delle più dure dopo Nerone. Migliaia di essi vennero decapitati o dati in pasto alle fiere, tra di essi Giustino Martine. Le torture dei cristiani, sopportate senza piegarsi, superano quasi l'incredibile. Torturata dal mattino alla sera, Blandina, una schiava esclamò solo: «Sono cristiana; tra noi non viene fatto alcun male».

Settimio Severo (193-211): Questa persecuzione fu molto aspra, ma non generale. L'Egitto e l'Africa Settentrionale soffrirono maggiormente. In Alessandria ogni giorno venivano bruciati, crocifissi o decapitati molti martiri, tra di essi Leonida, padre di Origene. A Cartagine, Perpetua, una nobildonna e la sua schiava, Felicita, vennero dilaniate dalle bestie feroci.

Massimino (235-238 A.D.) mise a morte durante il suo regno, molti eminenti capi cristiani. Origene scampò nascondendosi.

Decio (249-251 AD.) decise risolutamente di sterminare i cristiani. La sua persecuzione si estese a tutto l'impero e fu molto violenta. Grandi moltitudini perirono sotto le più crudeli torture a Roma, nell'Africa Settentrionale, in Egitto e Asia Minore. Cipriano affermava: «Tutto il mondo è devastato».

Valeriano (253-260 A.D.) fu ancora più spietato di Decio. Egli mirava ad una completa distruzione del cristianesimo. Molti capi vennero uccisi; tra di essi, Cipriano, vescovo di Cartagine.

Diocleziano (284-305 A.D.): Questa fu l'ultima persecuzione imperiale e la più aspra, estendentesi attraverso tutto l'impero. Per dieci anni ai cristiani venne data la caccia nelle caverne e nelle foreste, vennero arsi vivi, gettati alle fiere, messi a morte con ogni sorta di torture che la crudeltà potesse ideare. Fu uno sforzo deciso, risoluto e sistematico di annullare per sempre il nome dei cristiani.